Centro di orientamento accreditato
Università Degli Studi Guglielmo Marconi
Gestione Masters srl

PROGRAMMA CONTINUITÀ

Riprendi gli studi e Risparmia sulla Retta
FINO AL 30/11

Riforma Pensioni e Università | Una laurea può cambiare tutto?

Riforma Pensioni e Università: perché la laurea può cambiare il futuro lavorativo e pensionistico

Quando si parla di Riforma Pensioni, il dibattito si concentra quasi sempre sull’età pensionabile, sugli anni di contributi necessari per lasciare il lavoro e sulle possibili forme di pensione anticipata.

C’è però un altro aspetto che merita attenzione: la formazione universitaria può avere conseguenze che accompagnano una persona per tutta la vita lavorativa e arrivano fino alla pensione.

Una laurea non rappresenta soltanto un titolo di studio. Può influire sulle opportunità professionali, sulla probabilità di occupazione, sulla progressione di carriera e sul reddito percepito. Tutti elementi che, nel sistema previdenziale contributivo, possono avere conseguenze anche sull’importo della futura pensione.

Esiste inoltre uno strumento che crea un collegamento ancora più diretto tra università e previdenza: il riscatto degli anni di laurea.

Gli anni trascorsi all’università, quando ricorrono i requisiti previsti dalla normativa, possono infatti essere trasformati in anni utili ai fini previdenziali attraverso il riscatto.

Ecco perché parlare di Riforma Pensioni significa anche chiedersi quale ruolo possano avere oggi istruzione, università e formazione avanzata nella costruzione del futuro professionale e previdenziale delle nuove generazioni.

Riforma Pensioni: perché parlare anche di università?

Perché la pensione futura dipende in larga parte dalla storia contributiva del lavoratore e la storia contributiva è strettamente collegata alla sua storia professionale.

Nel sistema contributivo, semplificando, i contributi versati durante la carriera concorrono alla formazione del montante utilizzato per determinare la pensione.

Questo significa che non conta soltanto quando si andrà in pensione, ma anche cosa sarà accaduto nei 30, 35 o 40 anni precedenti.

Occorre quindi guardare a fattori come:

  • ingresso nel mercato del lavoro;
  • continuità occupazionale;
  • livello delle retribuzioni;
  • crescita professionale;
  • periodi senza contribuzione;
  • contributi complessivamente versati;
  • eventuale previdenza complementare;
  • periodi di studio universitario riscattati.

In questo quadro l’università assume un significato diverso.

Non è una scorciatoia per ottenere una pensione più elevata e non esiste un automatismo per cui una persona laureata riceverà necessariamente una pensione maggiore di una persona diplomata.

Esiste però una relazione economica importante: livelli di istruzione più elevati sono mediamente associati a migliori risultati occupazionali e retributivi. Secondo Education at a Glance 2026 dell’OCSE, in Italia i lavoratori a tempo pieno e occupati per l’intero anno con istruzione terziaria guadagnano mediamente il 35% in più rispetto a chi possiede un’istruzione secondaria superiore o post-secondaria non terziaria. Per chi possiede un titolo di livello master’s o equivalente, il vantaggio retributivo indicato dall’OCSE raggiunge il 44% rispetto al livello secondario superiore/post-secondario non terziario.

Ed è proprio qui che università e pensione iniziano a incontrarsi.

Una laurea può far aumentare la pensione?

Risposta breve

Non direttamente e non automaticamente. Una laurea può però contribuire indirettamente alla costruzione di una pensione più elevata se permette di avere una carriera più stabile, retribuzioni maggiori e quindi una contribuzione previdenziale più consistente.

A questo effetto indiretto può aggiungersi, nei casi previsti, il riscatto della laurea, che consente di valorizzare ai fini pensionistici determinati periodi di studio universitario.

Sono quindi due fenomeni differenti:

Università e pensioneCome può incidere
Titolo universitarioPuò migliorare opportunità professionali e reddito
Reddito più elevatoPuò determinare maggiori contributi previdenziali
Carriera più stabilePuò ridurre i vuoti contributivi
Riscatto della laureaPuò trasformare determinati anni universitari in periodi utili ai fini pensionistici
Formazione post-laureaPuò favorire specializzazione e progressione professionale
Pensione finaleDipende dall’intera posizione contributiva e dalle regole applicabili al singolo lavoratore

Questa distinzione è fondamentale.

La laurea non assegna un bonus pensionistico.

Può però modificare le condizioni economiche e professionali attraverso le quali viene costruita la pensione.

I laureati guadagnano davvero più dei diplomati?

In media, sì.

Il dato è particolarmente interessante perché permette di osservare l’università non soltanto come investimento culturale, ma anche come possibile investimento economico di lunghissimo periodo.

Secondo i dati OCSE 2026, in Italia i lavoratori con istruzione terziaria occupati a tempo pieno per l’intero anno percepiscono mediamente retribuzioni superiori del 35% rispetto ai lavoratori con istruzione secondaria superiore o post-secondaria non terziaria.

La differenza varia inoltre in funzione del livello di istruzione raggiunto.

Titolo di studio e vantaggio retributivo: cosa dicono i dati?

Livello formativoIndicazione OCSE per l’Italia
Istruzione terziaria complessiva+35% rispetto al secondario superiore/post-secondario non terziario
Bachelor o equivalente+4%
Master’s o dottorato+44%

Fonte: OECD, Education at a Glance 2026.

Il dato deve naturalmente essere interpretato con cautela.

Si tratta di valori medi. Non significano che ogni laureato guadagni il 35% in più di ogni diplomato.

Il reddito effettivo dipende da moltissimi fattori:

  • settore professionale;
  • corso di studi;
  • professione esercitata;
  • area geografica;
  • esperienza;
  • genere;
  • continuità lavorativa;
  • tipo di contratto;
  • capacità professionali;
  • progressione di carriera.

Il dato OCSE evidenzia però un fenomeno statisticamente importante: l’istruzione terziaria continua ad avere un valore economico misurabile anche in Italia.

Perché uno stipendio più alto può significare una pensione più alta?

Per comprendere il rapporto tra università e Riforma Pensioni bisogna capire, almeno nelle sue linee generali, come funziona il sistema contributivo.

Come funziona il principio contributivo?

Nel sistema contributivo la pensione è strettamente legata ai contributi accumulati durante la vita lavorativa.

Semplificando molto:

maggiore contribuzione durante la carriera → maggiore montante contributivo → potenziale pensione più elevata.

Naturalmente il calcolo effettivo è molto più articolato e intervengono le regole previdenziali applicabili, l’età di pensionamento, i coefficienti previsti dalla normativa e numerosi altri elementi.

Il principio generale, però, aiuta a comprendere perché istruzione, lavoro e previdenza non siano tre mondi separati.

Un esempio molto semplice

Immaginiamo due persone della stessa età.

La prima costruisce una carriera caratterizzata da redditi mediamente più bassi e frequenti periodi senza contribuzione.

La seconda riesce invece ad avere una carriera più continua e una retribuzione mediamente più elevata.

A parità delle altre condizioni, la seconda persona tenderà ad accumulare una contribuzione maggiore.

Non è il titolo di laurea in sé a produrre la pensione più alta.

È la carriera professionale che il titolo può contribuire a rendere possibile.

I pensionati laureati ricevono pensioni più alte?

Questa domanda richiede una risposta particolarmente attenta.

Non è corretto affermare semplicemente che tutti i pensionati laureati ricevano pensioni più alte perché possiedono una laurea.

Le statistiche previdenziali generali dell’INPS mostrano fortissime differenze negli importi pensionistici, ma tali differenze dipendono da carriera contributiva, redditi, gestione previdenziale, genere, durata del lavoro e molti altri fattori.

Al 1° gennaio 2026, per esempio, l’INPS registrava oltre 21,2 milioni di pensioni vigenti e una forte concentrazione dei trattamenti nelle fasce di importo più basse.

Per collegare correttamente istruzione e pensione è quindi preferibile utilizzare una catena logica supportata dai dati:

titolo di studio → probabilità e caratteristiche dell’occupazione → reddito → contribuzione → pensione.

I dati OCSE documentano un vantaggio retributivo medio per chi possiede un’istruzione terziaria. Nel lungo periodo, una retribuzione superiore può comportare una maggiore contribuzione e, nel sistema contributivo, può riflettersi sul montante utilizzato per calcolare la pensione.

Questo è molto diverso dal sostenere che esista una “pensione dei laureati”.

Non esiste.

Esiste invece una relazione tra formazione, carriera, reddito e previdenza.

Riscatto della laurea: che cos’è e come funziona?

Il riscatto della laurea è uno degli strumenti che collegano direttamente università e pensione.

Secondo l’INPS, permette di valorizzare ai fini pensionistici il periodo del corso di studi universitario.

Non avviene automaticamente.

La persona interessata deve presentare domanda e sostenere il relativo onere economico secondo le modalità previste.

L’INPS precisa inoltre che il titolo deve essere stato conseguito.

Quali anni universitari possono essere riscattati?

In linea generale possono essere riscattati i periodi corrispondenti alla durata legale del corso di studi, purché sia stato conseguito il relativo titolo.

L’INPS indica, tra i titoli ammessi:

  • diplomi universitari;
  • diplomi di laurea del vecchio ordinamento;
  • laurea triennale;
  • laurea specialistica;
  • laurea magistrale;
  • diplomi di specializzazione che soddisfano i requisiti previsti;
  • dottorati di ricerca disciplinati dalle specifiche disposizioni;
  • determinati titoli AFAM;
  • secondo le regole oggi previste, anche determinati diplomi ITS Academy.

Una laurea a ciclo unico può essere riscattata?

Sì, ricorrendo le condizioni previste.

I corsi di laurea magistrale a ciclo unico, che prevedono un percorso unitario anziché la struttura laurea triennale più laurea magistrale, possono quindi assumere particolare rilevanza anche sotto il profilo previdenziale per la durata legale del percorso interessato.

Occorre comunque verificare la situazione individuale e la riscattabilità concreta dei singoli periodi.

Gli anni fuori corso possono essere riscattati?

No.

Questo è uno degli aspetti che genera più frequentemente confusione.

L’INPS specifica che gli anni fuori corso non sono riscattabili attraverso il riscatto della laurea.

Se, per esempio, un corso ha una durata legale di tre anni ma lo studente consegue il titolo in quattro anni, non significa automaticamente che possa riscattare tutti e quattro gli anni.

Il riferimento è la durata legale del corso e devono comunque essere rispettate tutte le altre condizioni previste.

Posso riscattare soltanto alcuni anni di università?

Sì.

Non è necessariamente obbligatorio riscattare l’intero corso.

L’INPS prevede la possibilità di riscattare anche singoli periodi.

Questa possibilità è particolarmente importante perché consente di valutare il riscatto all’interno di una strategia previdenziale personale, anziché considerarlo come una scelta necessariamente “tutto o niente”.

Si possono riscattare due lauree?

Sì, in determinate condizioni è possibile riscattare due o più corsi di laurea.

L’INPS indica che, dal 12 luglio 1997, il riscatto può riguardare due o più corsi di laurea, anche per titoli conseguiti precedentemente a quella data.

È un elemento interessante soprattutto in un mercato del lavoro nel quale è sempre più frequente incontrare persone che, nel corso della vita, conseguono più titoli universitari o ritornano all’università dopo avere già iniziato una carriera. Oggi, tra l’altro, è possibile iscriversi a due corsi di laurea contemporaneamente.

Si possono riscattare periodi universitari già coperti da contributi?

In generale non possono essere riscattati periodi già coperti da contribuzione nei termini indicati dalla disciplina previdenziale.

È un punto particolarmente importante per chi studia e lavora contemporaneamente.

L’INPS esclude infatti dal riscatto i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria, figurativa o da riscatto nelle gestioni interessate dalla normativa.

Per questo motivo due persone che hanno frequentato esattamente lo stesso corso universitario potrebbero avere situazioni previdenziali differenti.

Quanto costa riscattare la laurea?

Non esiste un unico costo valido in ogni situazione.

Il costo dipende dalla modalità di calcolo applicabile e dalla posizione previdenziale dell’interessato.

È quindi sbagliato pensare al riscatto come a un prodotto con un prezzo fisso.

L’INPS distingue differenti criteri di determinazione dell’onere in relazione alla collocazione temporale dei periodi e alle regole pensionistiche applicabili.

Che cos’è il riscatto di laurea agevolato?

Il riscatto agevolato è una modalità di determinazione dell’onere prevista per i periodi che rientrano nelle condizioni stabilite dalla normativa.

Nel 2026, sulla base del minimale previsto per artigiani e commercianti pari a 18.808 euro e dell’aliquota del 33%, l’INPS indica un onere di 6.206,64 euro per un anno nei casi cui si applica questo criterio.

È importante sottolineare la data perché gli importi possono cambiare negli anni.

Esempio puramente indicativo

Applicando semplicemente il valore 2026 indicato dall’INPS:

Periodo da riscattareValore teorico basato sull’importo annuo 2026
1 anno€ 6.206,64
2 anni€ 12.413,28
3 anni€ 18.619,92
4 anni€ 24.826,56
5 anni€ 31.033,20

Attenzione: questa tabella è esclusivamente esemplificativa e non costituisce un preventivo previdenziale. La situazione reale deve essere calcolata sulla singola posizione e sulla normativa applicabile al momento della domanda.

Conviene riscattare la laurea?

Risposta breve

Dipende. Il riscatto della laurea può essere molto interessante in alcune situazioni e meno conveniente in altre.

Non dovrebbe essere valutato soltanto chiedendosi:

“Quanto costa?”

La domanda corretta è più articolata:

“Quanto costa, quale effetto produce sulla mia posizione contributiva e quale vantaggio previdenziale posso ragionevolmente ottenere?”

Per rispondere bisogna considerare almeno:

  • età;
  • anni di contribuzione già maturati;
  • anno in cui si sono svolti gli studi;
  • reddito;
  • gestione previdenziale;
  • carriera prevista;
  • sistema di calcolo applicabile;
  • numero di anni che si intendono riscattare;
  • possibile effetto sul momento di accesso alla pensione;
  • possibile effetto sull’importo futuro.

Il riscatto della laurea permette sempre di andare in pensione prima?

No.

Il riscatto può incrementare l’anzianità contributiva utile nei casi previsti, ma il suo effetto concreto sull’età o sulla data di pensionamento dipende dai requisiti pensionistici applicabili alla persona.

Per questo motivo non dovrebbe essere acquistato sulla base di uno slogan.

Va simulato.

Perché la Riforma Pensioni riguarda anche chi oggi ha vent’anni?

Perché la pensione non si costruisce negli ultimi cinque anni di lavoro.

Si costruisce durante l’intera vita professionale.

Una persona di vent’anni può avere l’impressione che la Riforma Pensioni sia un tema che riguarda esclusivamente genitori o nonni.

In realtà, per le generazioni più giovani diventano particolarmente importanti:

  1. gli anni effettivamente lavorati;
  2. la continuità contributiva;
  3. il livello delle retribuzioni;
  4. l’eventuale presenza di lunghi periodi senza contributi;
  5. la capacità di sviluppare una professionalità spendibile nel mercato del lavoro;
  6. le decisioni previdenziali adottate durante la carriera.

In questo scenario studiare oggi può significare investire anche sulla propria posizione economica di domani.

Laurea triennale, magistrale o ciclo unico: quale percorso scegliere?

Non esiste un percorso universitario migliore in assoluto.

Esiste il percorso più coerente con:

  • interessi personali;
  • professione desiderata;
  • mercato del lavoro;
  • competenze richieste;
  • obiettivi di carriera;
  • eventuale necessità di accedere a professioni regolamentate.

Laurea triennale

La laurea triennale rappresenta il primo ciclo della formazione universitaria e consente di conseguire un titolo accademico dopo il completamento del percorso previsto.

Può rappresentare sia un titolo per entrare nel mondo del lavoro sia il primo passaggio verso una successiva laurea magistrale.

Ci sono alcuni corsi di laurea triennale, come ad esempio la laurea triennale in scienze e tecniche psicologiche L24, che offrono molte possibilità nel mondo del lavoro.

Sotto il profilo previdenziale, gli anni corrispondenti alla durata legale possono essere riscattabili quando sono rispettati i requisiti previsti dall’INPS.

Laurea magistrale

La laurea magistrale permette di approfondire e specializzare la preparazione acquisita nel primo ciclo.

In molti settori una formazione di livello più elevato può ampliare le possibilità professionali e l’accesso a posizioni maggiormente specializzate. Alcuni corsi di Laurea Magistrale, come ad esempio la Laurea Magistrale in Psicologia LM51, che oggi è un titolo abilitante alla professione di psicologo.

I dati OCSE mostrano, a livello aggregato, come il vantaggio retributivo aumenti significativamente per i livelli di istruzione terziaria più elevati.

Laurea magistrale a ciclo unico

I corsi di laurea magistrale a ciclo unico sviluppano il percorso universitario in maniera continuativa.

Sono tipici di specifiche aree disciplinari e professionali e hanno una durata legale superiore a quella di una singola laurea triennale.

Anche in questo caso il valore del percorso non deve essere valutato esclusivamente in termini previdenziali: il primo obiettivo rimane acquisire le competenze e il titolo necessari alla professione che si intende esercitare.

Master di primo livello e Master di secondo livello: possono essere utili anche pensando alla carriera?

Sì, ma occorre distinguere valore professionale e riscattabilità previdenziale.

Master universitario di primo livello

Il master universitario di primo livello può essere utilizzato dopo il conseguimento del titolo richiesto per acquisire competenze specialistiche e orientare maggiormente il proprio profilo verso determinati settori professionali.

Master universitario di secondo livello

Il master universitario di secondo livello è invece rivolto a chi possiede il titolo previsto per l’accesso e consente una specializzazione post-laurea di livello avanzato.

I master universitari possono essere riscattati come la laurea?

Qui è necessario evitare un errore frequente.

La semplice denominazione “master universitario” non significa automaticamente che il relativo periodo sia riscattabile ai fini pensionistici come una laurea.

Nell’elenco generale dei titoli riscattabili pubblicato dall’INPS figurano lauree, lauree magistrali, determinati diplomi di specializzazione e dottorati, ma i master universitari di primo e secondo livello non devono essere automaticamente assimilati a tali titoli.

Un master può però avere un’altra funzione importante: aumentare la specializzazione professionale, facilitare l’accesso a determinate funzioni o favorire una progressione di carriera.

Ancora una volta il collegamento con la pensione può quindi essere indiretto:

maggiore specializzazione → migliori opportunità professionali → possibile crescita del reddito → maggiore contribuzione nel tempo.

Studiare all’università significa iniziare a lavorare più tardi: è uno svantaggio pensionistico?

È una delle obiezioni più interessanti.

Frequentare l’università significa generalmente posticipare l’ingresso nel mercato del lavoro rispetto a chi inizia a lavorare subito dopo il diploma.

Guardando soltanto al numero iniziale di anni contributivi, questo può apparire come uno svantaggio.

Ma la valutazione deve riguardare l’intera carriera, non soltanto il suo inizio.

Due percorsi differenti

Percorso A

Diploma → ingresso immediato nel lavoro → contribuzione anticipata.

Percorso B

Diploma → università → ingresso successivo nel lavoro → possibile maggiore qualificazione professionale → possibile maggiore reddito → eventuale riscatto degli anni universitari.

Non è possibile stabilire in astratto quale percorso produrrà la pensione migliore.

Dipenderà da ciò che accadrà nei decenni successivi.

Ed è esattamente per questo che il tema dell’università dovrebbe entrare nel dibattito sulla Riforma Pensioni.

Università e pensione: conta di più iniziare prima o guadagnare di più?

La risposta è: contano entrambe le cose.

Nel sistema previdenziale assumono rilievo sia la durata della contribuzione sia il valore dei contributi accumulati.

Una carriera iniziata molto presto può produrre molti anni contributivi.

Una carriera altamente qualificata può produrre retribuzioni e contributi più elevati.

Una carriera ideale dal punto di vista previdenziale potrebbe combinare:

  • buona continuità occupazionale;
  • crescita delle competenze;
  • aumento progressivo della retribuzione;
  • pochi vuoti contributivi;
  • corretta pianificazione previdenziale.

La formazione universitaria deve essere osservata all’interno di questo quadro complessivo.

Qual è oggi la situazione delle pensioni in Italia?

I numeri aiutano a comprendere le dimensioni del problema.

Secondo l’Osservatorio INPS, al 1° gennaio 2026 risultavano complessivamente 21.257.999 pensioni vigenti, delle quali circa il 79,2% di natura previdenziale e il 20,8% assistenziale. L’importo complessivo annuo era pari a circa 353,5 miliardi di euro.

I dati sui nuovi flussi mostrano inoltre che nel 2025 sono state registrate 892.108 prestazioni con decorrenza nell’anno, considerando la rilevazione aggiornata al 2 luglio 2026, con un importo medio mensile di 1.216 euro. Nel primo semestre 2026 le prestazioni con decorrenza nell’anno risultavano 417.061, con un importo medio di 1.264 euro.

Sono valori medi che comprendono differenti categorie di prestazioni e che non devono essere utilizzati per prevedere la pensione del singolo lavoratore.

Mostrano però quanto il tema previdenziale sia centrale per il Paese.

Riforma Pensioni: l’università può diventare una forma di previdenza indiretta?

Possiamo definirla così soltanto in senso economico e non tecnico.

L’università non è uno strumento previdenziale.

È prima di tutto formazione.

Ma se una formazione superiore aumenta nel lungo periodo la probabilità di ottenere occupazioni qualificate, redditi più elevati e maggiore stabilità professionale, allora può avere conseguenze indirette anche sulla futura pensione.

Potremmo rappresentare il processo in questo modo:

Formazione

↓

Competenze

↓

Occupabilità

↓

Carriera

↓

Reddito

↓

Contribuzione

↓

Pensione

A questo percorso può aggiungersi un secondo collegamento:

Laurea conseguita

↓

Eventuale riscatto degli anni universitari

↓

Valorizzazione previdenziale dei periodi riscattati

Sono due meccanismi diversi, ma entrambi spiegano perché università e pensione siano più vicine di quanto possa sembrare.

Vale la pena laurearsi pensando anche alla pensione?

Non si dovrebbe scegliere di frequentare l’università esclusivamente per ragioni pensionistiche.

Sarebbe una visione troppo limitata.

La laurea dovrebbe essere valutata innanzitutto per:

  • crescita culturale;
  • competenze;
  • accesso a determinate professioni;
  • specializzazione;
  • possibilità di carriera;
  • capacità di adattarsi a un mercato del lavoro in continua evoluzione.

Ma ignorare completamente l’effetto economico di lungo periodo sarebbe altrettanto sbagliato.

L’OCSE rileva che nel 2025 soltanto il 22% degli adulti italiani tra 25 e 64 anni possedeva un titolo di istruzione terziaria, contro una media OCSE del 43%.

L’Italia continua quindi ad avere una quota di laureati relativamente contenuta rispetto al quadro internazionale.

Allo stesso tempo, il vantaggio economico associato all’istruzione terziaria rimane misurabile.

Riscattare la laurea appena conseguita o aspettare?

Non esiste una risposta valida per tutti.

L’INPS consente, ricorrendo le condizioni previste, di richiedere il riscatto anche a soggetti inoccupati che non abbiano ancora iniziato l’attività lavorativa e non siano mai stati iscritti a forme obbligatorie di previdenza.

Questo rende possibile iniziare a ragionare sulla previdenza molto prima di quanto comunemente si pensi.

La scelta del momento in cui effettuare il riscatto deve però tenere conto di:

  • costo;
  • disponibilità economica;
  • trattamento fiscale applicabile;
  • carriera prevista;
  • posizione contributiva;
  • possibili alternative di investimento;
  • evoluzione normativa.

Prima di prendere una decisione è quindi opportuno effettuare una simulazione sulla propria posizione previdenziale e, quando necessario, rivolgersi a un professionista o a un intermediario qualificato.

Riforma Pensioni e giovani: quali domande dovremmo iniziare a fare?

Forse la questione centrale non è soltanto:

“A che età andremo in pensione?”

Per un giovane di 20, 25 o 30 anni potrebbero essere ancora più importanti altre domande:

Quale lavoro potrò svolgere tra dieci anni?

La trasformazione tecnologica sta modificando rapidamente professioni e competenze richieste.

Quanto sarà continua la mia carriera?

I periodi senza contribuzione possono avere effetti di lungo periodo.

Quanto guadagnerò durante la mia vita lavorativa?

Nel sistema contributivo il reddito e i contributi versati assumono un ruolo centrale.

Una laurea può migliorare il mio futuro professionale?

I dati mostrano un vantaggio medio dell’istruzione terziaria, anche se l’effetto concreto varia tra persone, territori e percorsi.

Posso riscattare gli anni universitari?

Se il titolo e i periodi rispettano le condizioni previste, il riscatto può permettere di valorizzare gli anni del corso legale ai fini pensionistici.

Devo pensarci soltanto quando avrò 60 anni?

No.

La previdenza è il risultato di decisioni e condizioni accumulate durante tutta la vita lavorativa.

Scheda rapida: università, laurea e pensione

DomandaRisposta
La laurea aumenta automaticamente la pensione?No
I laureati guadagnano mediamente di più?I dati OCSE mostrano un vantaggio retributivo medio dell’istruzione terziaria in Italia
Un reddito più alto può incidere sulla pensione?Sì, attraverso una maggiore contribuzione nel sistema contributivo
Gli anni di laurea possono essere riscattati?Sì, quando sono rispettati i requisiti previsti
Gli anni fuori corso sono riscattabili?No
Bisogna riscattare necessariamente tutto il corso?No, possono essere riscattati anche singoli periodi
La laurea triennale è riscattabile?Sì, nei casi previsti
La laurea magistrale è riscattabile?Sì, nei casi previsti
Una laurea a ciclo unico può essere riscattata?Sì, secondo le condizioni previste
I master di I e II livello sono automaticamente riscattabili come una laurea?No
Si possono riscattare due corsi di laurea?Sì, ricorrendo i requisiti previsti
Il riscatto conviene sempre?No, deve essere valutato sulla singola posizione

FAQ sulla Riforma Pensioni, università e riscatto della laurea

Che rapporto c’è tra Riforma Pensioni e università?

Il rapporto nasce dal fatto che la pensione dipende dalla storia contributiva del lavoratore. L’università può incidere indirettamente attraverso carriera e reddito e direttamente attraverso l’eventuale riscatto dei periodi di studio ammessi.

Essere laureati garantisce una pensione più alta?

No. Il possesso della laurea non determina automaticamente l’importo della pensione. Tuttavia, livelli di istruzione superiori sono mediamente associati a retribuzioni più elevate e questo può generare una contribuzione maggiore nel corso della carriera.

Quanto guadagnano in più i laureati?

Secondo Education at a Glance 2026, in Italia i lavoratori a tempo pieno e per l’intero anno con istruzione terziaria guadagnano mediamente il 35% in più rispetto a quelli con istruzione secondaria superiore o post-secondaria non terziaria.

Quanti italiani possiedono un titolo di istruzione terziaria?

Secondo l’OCSE, nel 2025 la quota era pari al 22% della popolazione italiana tra 25 e 64 anni, contro il 43% della media OCSE.

Cos’è il riscatto della laurea?

È lo strumento che permette, a determinate condizioni e sostenendo il relativo onere, di valorizzare ai fini pensionistici i periodi del corso universitario che ha portato al conseguimento del titolo.

Posso riscattare una laurea triennale?

Sì. L’INPS include espressamente la laurea triennale tra i titoli i cui periodi possono essere riscattati, nel rispetto dei requisiti previsti.

Posso riscattare la laurea magistrale?

Sì. Anche la laurea magistrale rientra tra i titoli indicati dall’INPS.

Posso riscattare gli anni fuori corso?

No. Gli anni fuori corso sono esclusi dal riscatto della laurea.

Posso riscattare soltanto un anno?

È possibile chiedere il riscatto anche di singoli periodi, senza necessariamente riscattare l’intero corso.

Quanto costa il riscatto agevolato nel 2026?

Per il 2026 l’INPS indica, nel criterio agevolato basato sul minimale di artigiani e commercianti e sull’aliquota del 33%, un importo di 6.206,64 euro per anno. Il costo effettivamente applicabile deve comunque essere verificato sulla singola posizione.

Posso riscattare la laurea se non ho ancora iniziato a lavorare?

Sì, la normativa prevede questa possibilità anche per determinati soggetti inoccupati che non abbiano mai iniziato un’attività lavorativa e non siano stati iscritti a forme obbligatorie di previdenza.

Un master di primo livello aumenta la pensione?

Non direttamente. Un master di primo livello può migliorare la specializzazione e le opportunità professionali e, attraverso una migliore carriera, avere indirettamente effetti sulla contribuzione futura.

Un master di secondo livello può essere riscattato?

Non bisogna confondere automaticamente master universitari e titoli riscattabili. Nell’elenco generale INPS dei titoli ammessi al riscatto sono indicate lauree, lauree magistrali, determinati diplomi di specializzazione, dottorati e altri specifici titoli; il singolo master deve quindi essere distinto da queste categorie e verificato secondo la normativa applicabile.

Riforma Pensioni: forse dovremmo iniziare a parlare di futuro molto prima della pensione

Quando si discute di Riforma Pensioni, l’attenzione finisce inevitabilmente sull’ultima parte della vita lavorativa: quando potrò smettere di lavorare? Quanti contributi serviranno? Quanto prenderò di pensione?

Sono domande fondamentali.

Ma arrivano alla fine di una storia iniziata molti decenni prima.

Per le nuove generazioni la vera sfida potrebbe essere costruire una carriera sufficientemente lunga, continua e qualificata da produrre una posizione previdenziale adeguata.

Ed è proprio qui che l’università assume un ruolo centrale.

Una laurea triennale, una laurea magistrale o un corso di laurea a ciclo unico non rappresentano soltanto anni trascorsi a studiare prima di entrare nel mondo del lavoro.

Possono rappresentare un investimento in competenze che accompagneranno la persona per quaranta o cinquant’anni.

Allo stesso modo, un master universitario di primo livello o un master universitario di secondo livello possono contribuire a rendere il profilo professionale più specializzato e competitivo, pur dovendo essere distinti dai titoli automaticamente considerati ai fini del riscatto della laurea.

Il dato più interessante emerge quando guardiamo tutto questo in prospettiva.

L’università costa tempo, impegno e risorse. Le Università telematiche possono avere costi più bassi rispetto ad un ateneo tradizionale.

Ma il suo valore non dovrebbe essere misurato soltanto sulla prima busta paga ricevuta dopo la laurea.

Dovrebbe essere osservato sull’intera vita professionale.

Quanto lavorerò? Quanto guadagnerò? Quanto riuscirò a crescere professionalmente? Quanto sarà stabile la mia occupazione? Quanti contributi riuscirò ad accumulare?

Sono domande che uniscono università, lavoro e pensione.

Il riscatto della laurea rende questo legame ancora più evidente: in determinate condizioni, perfino gli anni trascorsi sui libri possono essere trasformati in periodi rilevanti ai fini previdenziali.

La vera riflessione sulla Riforma Pensioni, quindi, potrebbe iniziare molto prima dei sessant’anni.

Potrebbe iniziare proprio quando un ragazzo o un adulto decide se iscriversi all’università, quale percorso scegliere, se fermarsi alla laurea triennale, proseguire con una laurea magistrale, frequentare un corso a ciclo unico o investire successivamente in un master.

Perché costruire una pensione adeguata significa, prima ancora, costruire una vita professionale adeguata.

E in questa costruzione formazione, competenze e università possono avere un ruolo decisivo.

Contenuto Pubblicato il:

Lascia un commento

Contattaci

WhatsApp

Telefono

Email

Scopri i Costi e i Piani di Studio

Compila il form e ricevi subito su Whatsapp i Costi e i Piani di Studio.